Comunicazione digitale: alcune best practice per gli studi legali

Comunicazione digitale: alcune best practice per gli studi legali

È ormai risaputo che una comunicazione efficace non può prescindere da un utilizzo consapevole e mirato degli strumenti digitali. Tuttavia, la comunicazione digitale è un ambito la cui complessità è sempre più sottovalutata. Padroneggiare gli strumenti digitali, infatti, non significa semplicemente avere una pagina LinkedIn aziendale, ma essere in grado di costruire un’immagine coerente ed ottimizzata del proprio brand, capace di adattarsi ai diversi linguaggi delle piattaforme, ma senza snaturarne l’identità.

Questo punto, in particolare, spesso disincentiva realtà abituate a comunicare in maniera convenzionale ed istituzionale ad investire nella comunicazione digitale. Tra queste realtà, per definizione, troviamo sicuramente gli studi legali e tributari. Anche per questi, tuttavia, è possibile sfruttare le potenzialità del web in maniera virtuosa ed intelligente, sfruttandone i benefici per rafforzare la propria reputazione e raggiungere nuovi clienti.

Esiste un precetto fondamentale da tenere in considerazione per giungere a questo obiettivo: per gli studi legali, le regole che governano la comunicazione digitale aziendale non sono sempre valide. Esistono delle norme fondamentali da tenere in considerazione. Quali sono? Scopriamolo insieme.

Affidarsi a dei professionisti della comunicazione legale è sempre una buona idea

Comunicare significa esporsi agli occhi degli altri. Questo aspetto è particolarmente cruciale quando si comunica attraverso siti e sui social media, dove i nostri contenuti diventano automaticamente pubblici, visibili da chiunque e difficili da cancellare in maniera definitiva. Per gli studi legali, ciò è ancor più fondamentale, in quanto spesso le tematiche di pertinenza dello studio possono essere delicate: toccare argomenti scomodi per un cliente, svelare informazioni che sarebbe stato meglio tenere riservate, o più semplicemente risultare inavvertitamente inopportuni (sui social, in particolare, capita molto più spesso di quanto si possa credere) sono solo alcuni esempi di errori in cui si può incappare alla minima disattenzione.

Nel momento in cui si decide di affidare la comunicazione del nostro studio ad una persona poco competente, si sta automaticamente mettendo a rischio la propria reputazione e quella dello studio stesso, con conseguenze potenzialmente disastrose.

È dunque fondamentale affidarsi a professionisti esperti non solo nel digital, ma anche nella comunicazione legale. In questo modo, sarà possibile tutelarsi in maniera adeguata ed essere certi di investire il proprio budget di comunicazione in maniera profittevole.

Cogliamo l’occasione per segnalarvi che Valletta PR, oltre a vantare un’esperienza ultradecennale nella comunicazione legale, è anche stata inserita tra le Top Digital Marketing Agencies di Designrush.

Scegliere con attenzione le piattaforme da presidiare…

Un’azienda può scegliere di essere presente su tutte le piattaforme, se ritiene che il proprio pubblico le frequenti. Uno studio legale, invece, deve stabilire in maniera strategica le piattaforme su cui essere presenti.

Con quali criteri? Eccoli:

  • Target: presidiare piattaforme dove il proprio pubblico non è presente è un inutile spreco di risorse. Ricordate, infatti, che ogni piattaforma su cui deciderete di essere presenti richiederà un impegno aggiuntivo da parte vostra in termini di produzione di contenuti. Sicuri di voler impiegare il vostro tempo nel parlare ad una platea vuota?
  • Tempo e idee: avere un blog in disuso da anni o una pagina Facebook vuota è molto peggio di non averli affatto. Se la maggior parte delle aziende hanno interi reparti marketing che presidiano le piattaforme, gli studi legali tendenzialmente hanno poco tempo e poco personale da dedicare a tali attività. Perciò, prima di decidere di essere presenti su una nuova piattaforma, è opportuno valutare con una certa oggettività se si sarà in grado di aggiornarla con costanza.
  • Tone of voice e natura della piattaforma: se il brand del vostro studio ha uno standing estremamente formale, forse aprire un profilo TikTok non è una buona idea. Questo perché creare dei contenuti per quella piattaforma vi porterà necessariamente a scegliere se comunicare in maniera poco formale, e dunque non in linea con il brand, oppure se rimanere formali e dunque risultare inappropriati su quella piattaforma. Tuttavia, se il vostro studio non ha uno standing eccessivamente blasonato e vi occupate, ad esempio, di start up digitali, TikTok e Instagram potrebbero non essere automaticamente da escludere.

…Tuttavia, qualche strumento va necessariamente usato

Se è vero che la regola aurea in materia resta “pochi ma buoni”, ciò non significa che la mancanza di tempo e risorse possa giustificare una totale assenza di uno studio o di un professionista sul web. Anche quando internet non è la fonte diretta che genera il business, perché i potenziali clienti hanno già sentito parlare di voi, probabilmente cercheranno su Google informazioni sul vostro conto. Non trovare quelle informazioni può fungere da deterrente, senza considerare che se quello spazio non è presidiato da voi, probabilmente, chi vi cerca troverà la concorrenza. Un rischio che è sempre meglio sventare. Una scheda Google My Business con i contatti, possibilmente affiancata da un sito web statico, è un buon inizio per farsi trovare da coloro che vi cercano con uno sforzo minimo.