Perché i consulenti patrimoniali devono offrire qualità e contenuti di valore sulla rete e sui social

Perché i consulenti patrimoniali devono offrire qualità e contenuti di valore sulla rete e sui social

Google Trends è uno strumento, oltre che utile, a nostro avviso davvero affascinante, perché scorrendo sulla pagina è possibile tratteggiare con una certa precisione le caratteristiche dell’utente medio in Italia.

Eccone il ritratto del 2021!

Ha una passione per il calcio (parola dell’anno Serie A e personaggio Christian Eriksen), ha qualche difficoltà con la burocrazia (vedi Spid e green pass), è incuriosito dai cartoni animati e, non facciamo fatica a crederci, da come finisce Masha e Orso.

Ci rivolgiamo a Google quasi fosse un mix tra un oracolo e un’enciclopedia: conosce tutte le risposte e ci offre altri spunti di riflessione.

A Google chiediamo qualsiasi cosa: ce lo dicono i numeri

Secondo gli ultimi dati disponibili, sono oltre 50 milioni gli italiani connessi, quasi l’85% della popolazione ha un cellulare/tablet/pc e usa Internet.

Vi trascorre 6 ore della sua giornata e, almeno sui social, si intrattiene per quasi 2 ore e lo fa soprattutto per:

  • – cercare informazioni;
  • – essere aggiornato sulle news;
  • imparare a far qualcosa.

Gli assistenti vocali ci aiutano nelle ricerche e quasi una persona su 3 cerca informazioni su brand e prodotti.

Il settore bancario, finanziario e assicurativo è ormai completamente digitalizzato e anche il comportamento degli utenti è allineato.

Sono 16,50 milioni le persone che in Italia usano siti o app bancari, di investimento e di assicurazione almeno una volta al mese e sempre con questa frequenza sono 6,50 milioni gli italiani che usano strumenti di pagamento digitale, come Apple Pay o Samsung Pay.

Si tratta di un fenomeno che non può che crescere: la richiesta di servizi bancari, finanziari e assicurativi si sposterà sempre di più sul digitale.

Internet, app e social saranno i luoghi in cui avverrà il contatto con il cliente e, in molti casi, anche lo svolgimento dell’operazione.

Il cliente (soprattutto quello più giovane) vuole connettersi ora e ovunque (la famosa multicanalità) per conoscere, confrontare, operare e acquistare.

Dobbiamo quindi lavorare su quella che gli specialisti del settore marketing chiamano domanda latente e domanda consapevole (Fonte).

  • – La domanda latente identifica quel consumatore che pur avendo un bisogno specifico, non ne ha ancora identificato la soluzione. Naviga sul web e clicca su diversi siti spinto da quel bisogno (volendo fare un esempio, sa che dovrà occuparsi della propria pensione, ma non ha idea degli strumenti né a chi affidarsi).In questo caso, è utile posizionarsi sul web attraverso un proprio sito che, con qualità e precisione, risponda al bisogno dell’utente e gli spieghi – sempre per ritornare al nostro esempio – i vantaggi del fondo pensione.
  • – La domanda consapevole identifica invece quel consumatore che sa che il fondo pensione può essere una buona soluzione ma non sa cosa scegliere, quando e a chi affidarsi. Qui entra in gioco il social, il luogo virtuale che punta a mettere in primo piano la relazione tra le persone, che mostra connessioni virtuali e consente una conversazione tra consumatore e azienda/professionista in tempo reale. È qui che il touch point diventa la leva su cui si innesta la consulenzatrasparenzaqualità e immediatezza devono guidare questa fase.

È una vera e propria strategia digitale che ha i suoi frutti.

Secondo l’indagine “advisors are social” di Putnam Investments, tra i consulenti con un asset pari o superiore a $100 milioni, il 35% ha riferito che i social media svolgono un ruolo molto significativo nei propri sforzi di marketing e l’82% ha utilizzato i social media per acquisire clienti, con un guadagno mediano di $ 4,7 milioni e un guadagno medio di $ 8,3 milioni.

Certo, ci vuole visione, metodo e qualità, ovvero: strategia!